Per la serie con protagoniste le Winx in carnee ossa, con attori veri che indosseranno i panni delle sei eroine in una scuola di magia, ci sarà da attendere il primo ciak. Ma certo è che segnerà il debutto delle fatine di Iginio Straffi nelle «live action» per la tv. Soprattutto, Bloom, Stella e le altre fate permetteranno alla società di Loreto — qui in collaborazione con Netfíix, partner ormai da cinque anni — di ampliare il pubblico ai giovani adulti. Insomma, le Winx si apprestano a entrare nel mondo dei più grandi. Ma il miglior film della sua vita l’imprenditore marchigiano, 52 anni, vorrebbe girarlo a Piazza Affari. Il cantiere è aperto, con il filing a Borsa italiana e Consob ormai imminente. Obiettivo, il debutto a Piazza Affari entro giugno, con tutta la probabilità al Segmento Star, il mercato per le imprese che crescono in fretta. Valgono i numeri: 86,8 milioni i ricavi nel 2o17 — di cui oltre la metà all’estero —, in crescita di oltre il 1796, e un ebitda di 26,4 milioni. È un fatturato destinato a superare i 1oo milioni nei prossimi tre anni anche grazie all’acquisizione, dello scorso mese di luglio, del 6o% del gruppo Iven, di cui fa parte anche Colorado Film. In cabina di regia Unicredit e Credit Suisse, i coordinatori globali dell’offerta di vendita, con i legali dello studio Gatti Pavesi Bianchi. Qui Straffi racconterà la sua storia. Lo ascolteranno gli investitori istituzionali che di fatto un po’ lo conoscono già. Li incontrerà in un roadshow che passerà per le capitali europee e arriverà nelle Piazze americane, quelle finanziarie ma soprattutto quelle che ben conoscono il settore. I suoi cartoni, secondo quanto dichiara l’azienda, sono infatti distribuiti da più di 150 emittenti televisive e visti da quasi 20o milioni di persone. Rainbow, più di 20 anni di storia, è salita all’undicesimo posto a livello mondiale e al primo in Europa nella classifica dei primi 15o global licensor redatta negli Stati Uniti. Sono più di 500 le licenze in tutto il mondo, con cui Rainbow concede alle aziende di usare i suoi personaggi come icone sui prodotti. Di sicuro, Rainbow è il primo produttore indipendente in Europa perché i concorrenti, tra Stati Uniti e Cina, sono emanazione di studios. Straffi aveva valutato lo sbarco a Piazza Affari dieci anni fa: la sua società fatturava circa 40 milioni. «Era troppo presto», dice Straffi, nato disegnatore ma con l’ambizione di diventare imprenditore. «Da allora abbiamo ampliato molto il raggio d’azione. Il focus è rimasto però sui contenuti. E il mercato ci ha dato ragione. Perché ora anche i grandi come Amazon e Google hanno avviato la corsa verso produzioni originali. Tutti stanno allestendo piattaforme per produrre. Infine, abbiamo investito nelle acquisizioni, ampliato il peso della distribuzione all’estero. Ora Rainbow vende ai canali delle major». 

L’ultimo colpo Straffi lo ha messo a segno comprando appunto il boss del gruppo Iven, di cui fa parte anche Colorado Film, fondata nel 1986 dal produttore Maurizio Totti, dal regista Gabriele Salvatores, da Diego Abatantuono e Paolo Rossi. Di fatto, è stata una testa di ponte verso business complementari: «format per la tv e prodotti cinematografici, complementari rispetto al nostro, imperniato sull’entertainment e rivolto a un pubblico più giovane. Ora le stiamo portando all’estero», dice Straffi. Prima ancora, nel 2o15, c’era stato lo shopping dello studio di animazione canadese Bardel Entertainment che ha traghettato Rainbow verso Vancouver, dove lavorano i maggiori disegnatori per il cinema di animazione di Hollywood. «Con Bardel abbiamo portato in Rainbow le linee produttive. Se prima producevamo in buona parte in studi cinesi o coreani, ora lo facciamo in Canada e nei nostri studi della Bufalotta a Roma. Così è stata migliorata la qualità lungo tutta la catena della produzione», spiega l’imprenditore. Una volta approdata a Piazza Affari, Rainbow continuerà a espandersi. E con la carta quotata Straffi avrà a disposizione uno strumento in più per crescere. Potrebbero essere valutate anche possibili aggregazioni per creare un gruppo ancora più grande. «La chiave resta la stessa: il contenuto originale è re. Netflix insegna. Noi siamo nati controcorrente. Negli anni ’90 si privilegiava la quantità della library. La Rainbow invece ha cercato subito di trasformare i contenuti in brand. Ci siamo riusciti ed è stato un volano per gli accordi di licensing», dice Straffi. Sette anni fa, con il 309, è entrato nel capitale il colosso americano Viacom, a cui fanno capo MW e Nickelodeon (il primo canale d’Oltreoceano nelle reti tematiche per i ragazzi che hanno in esclusiva i prodotti Rainbow. «E stata una testa di ponte importante verso gli USA. Siamo i primi in Europa ad avere le produzioni distribuite sui loro canali». Missione compiuta. Viacom alleggerirà in parte la sua quota in sede di collocamento. 

Fonte: Corriere L’Economia