La febbre da Ferrante contagia la Mostra, dieci minuti di applausi in sala, un dilagare di recensioni positive per la serie tratta da ‘L’amica geniale’, portata sullo schermo dallo sguardo autoriale di Saverio Costanzo. Nei due episodi (degli otto di cui si compone la prima stagione), presentati in anteprima mondiale a Venezia 75, ‘Le bambole e I soldi’, incontriamo Lila e Lenù sui banchi di scuola elementare nel rione popolare di una Napoli anni Cinquanta. Le avventure e le tragedie di un quartiere povero, l’amicizia tra caratteri diversi, l’amore per i libri e due destini che si separano. «Una storia profonda, bellissima, potente — spiega Costanzo— Colta e popolare insieme. Con questo materiale straordinario siamo partiti, come sempre, da un dato reale: cos’era Napoli in quegli anni. Abbiamo costruito un quartiere, le case, e questo ci ha dato la possibilità di controllare tutto e affidarci totalmente alla rappresentazione cinematografica. Non avevamo nessun tipo di ricatto realista». È stata la stessa Elena Ferrante a coinvolgere Costanzo nel progetto: «Ricordo ogni dettaglio della telefonata dei produttori, non ho esitato un secondo: fin dai primi libri di Ferrante ho sentito che tra noi c’era una condivisione di rappresentazione e un’ostinazione alla ricerca, anche pericolosa, di una verità drammaturgica». Francesco Piccolo, co-sceneggiatore insieme a Costanzo, Laura Paolucci e alla stessa Ferrante, scherza sulla collaborazione con la scrittrice misteriosa che ha venduto un milione e mezzo di libri in Italia e due milioni in Usa: «Non sappiamo chi è, anche se abbiamo lavorato insieme per un anno. C’è stato un carteggio via mail in cui si è sempre più sciolta, i suoi suggerimenti non erano mai a difesa del libro e dimostravano grande fiducia in Saverio». Nel film c’è una scena che sembra una citazione della corsa di Anna Magnani in Roma città aperta: «Ma anche Rossellini ha pescato queste reazioni dalla realtà di allora: io penso che una madre popolana di cinque figli cui arrestano il marito, non possa che correre dietro la camionetta che lo porta via». Rivendica alla serie, che definisce sempre un film, una matrice non neorealista. «In un certo senso è come aver attraversato quei famosi quindici anni di cinema italiano: la storia è molto neorealista, però il modo in cui l’abbiamo raccontata appartiene più a chi come Fellini, per dire, si è opposto al neorealismo costruendo il suo mondo interiore con la cartapesta. Dunque l’incontro tra queste due cose è quello che ha partorito questa forma strana, ma spero coerente, per il film». Del resto «la coerenza è la cosa più importante per chi fa questo mestiere. Noi avevamo personaggi molto coerenti e questo ha contagiato anche il mondo che li circonda». Racconta i colori, i toni della sua Napoli: «I primi due episodi sono monocromatici, dopo la guerra i colori sono stinti, consumati, hanno attraversato tantissimi lavaggi e tantissima vita. Il colore entrerà negli anni Sessanta, con la merce che invade le case degli italiani. Tutto questo per dire che partiamo da un dato reale, ma io ci tengo a ribadire che si tratta di una rappresentazione della realtà, non è neorealista o realista». Tra le molte recensioni entusiaste a My brilliant friend, in testa quella di Variety, si leggono lodi alle piccole protagoniste: Elisa Del Genio e Margherita Mazzucco sono Lenù bimba e adolescente, mentre Ludovica Nasti e Gaia Girace prestano volto e grinta a Lila. Sono diventate amiche sul set, ma soprattutto durante un viaggio di lavoro a Los Angeles. C’è chi sognava di fare l’attrice, chi è arrivata al provino accompagnando il fratello (che poi non è stato preso). «Non è stato difficile sceglierle, tanto era precisa la descrizione della Ferrante», racconta Costanzo. E il cuore della storia è proprio l’amicizia tra le due bambine. Una storia di emancipazione al femminile, anche se, per Costanzo,«Elena è ostinatamente alla ricerca della verità e non si fa mai ricattare dall’ideologia del femminile, perciò la descrive in un modo anche molto duro e onesto».

Quanto l’Italia di ‘L ‘amica geniale’ racconta il presente? «Quello che io ho capito soltanto girando questo film — dice il regista — è che una maestra ti può cambiare la vita. Ed è questo secondo me l’aspetto politico della vicenda. Spesso si fanno opere esplicitamente politiche che non interessano a nessuno. Riuscire a passare un messaggio così potente attraverso i sentimenti, non retorici, ti dà l’impressione di poter davvero toccare con mano cos’è la politica. Attraverso una maestra, che in quegli anni aveva il potere di cambiare la tua esistenza, invertire le sorti del tuo destino. Vedendolo oggi ti accorgi che questa cosa non c’è più, capisci sulla tua pelle cosa hai perso. E questo per me è l’aspetto più rivoluzionario dell’opera di Ferrante». L’amica geniale è una produzione Fandango-Wildside con Rai Fiction, Hbo e Tim Vision, produttore esecutivo Paolo Sorrentino.

Un progetto di qualità cinematografica — Costanzo ne parla sempre come di un film — che sarà nelle sale l’1, il 2 e 3 ottobre con Nexo Digital e poi in onda a novembre su Rai Uno, disponibile su RayPlay e Tim Vision.

Fonte: Repubblica