IL “FATTORE X” DEL MERCATO TELEVISIVO INGLESE

IL “FATTORE X” DEL MERCATO TELEVISIVO INGLESE

Un recente articolo pubblicato sul settimanale “The Economist” spiega le ragioni per le quali l’industria discografica e quella dell’intrattenimento televisivo sono, in Inghilterra, sorprendentemente floride. Una questione linguistica? Sicuramente si, ma l’esportabilità dovuta all’uso della lingua inglese non è l’unica ragione di un simile successo. Uno show come X-Factor può ottenere un ascolto, per puntata, di 10 milioni di telespettatori; il format, prodotto dalla FremantleMedia, viene esportato in 40 Paesi nel mondo, dalla Colombia al Kazakhstan.

Le ragioni di una tale fortuna sono da imputarsi, secondo l’Economist, alla politica del Governo di Sua Maestà.

In Gran Bretagna, così come avviene in molti altri Paesi, lo Stato ha forti interessi nel mercato delle teletrasmissioni; oltre a fissare il canone che viene pagato da tutti coloro che posseggono un televisore (e ad essere il solo azionista di Channel 4) il Governo regola il commercio dei programmi televisivi. La BBC e gli altri grandi broadcaster sono obbligati a comprare il 25% dei loro programmi dai produttori televisivi indipendenti: nella pratica ne acquistano una quota ben maggiore.

Alle emittenti, inoltre, è vietato detenere il monopolio dei diritti sui programmi acquisiti: i produttori indipendenti sono liberi di vendere i loro shows in altri Paesi.

Queste regole, conosciute con il nome “Terms of trade” sono la principale ragione per la quale la televisione indipendente prospera in Inghilterra ed è capace di esportare in tutto il mondo.

Il grafico della PACT mostra i dati della produzione indipendente anglosassone, dal 2004 al 2011, in comparazione con l’export.

Quel che si dice “avere l’x-factor”.