Il contratto di servizio tra la Rai e il Ministero dello sviluppo economico, ovvero lo strumento che disciplina il servizio pubblico radiotelevisivo sul territorio della Repubblica italiana, è scaduto lo scorso 31 dicembre. Secondo l’articolo 36, entro il 1 luglio 2012 le parti avrebbero dovuto avviare le trattative per la stipula del contratto relativo al triennio 2013-2015.
Di fatto, soltanto giovedì scorso il consiglio di amministrazione della Rai, come si apprende da una nota diffusa dall’azienda, ha “esaminato lo stato del Contratto di Servizio 2013-2015”, ma di concreto non è trapelato nulla. È difficile comprendere l’assenza di concertazione con i soggetti interessati al futuro del servizio pubblico. “Stupisce che il ministero dello Sviluppo economico non abbia aperto il confronto ai contributi e alle proposte di associazioni, movimenti, realtà sociali,” si legge in una nota del segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani. “Per noi il modello resta quello degli altri Paesi europei dove i compiti e gli obiettivi del Servizio pubblico sono il frutto di un approfondito dibattito pubblico”.
A sua volta, il presidente dell’Associazione Produttori Televisivi Fabiano Fabiani ha dichiarato che “non si dovrebbero varare leggi di sistema o regolamenti senza prima aver ascoltato l’industria e i lavoratori che rappresentano quel sistema”. Rispetto al passato, questa situazione segna un passo indietro: lo stesso Fabiani sottolinea che sul contratto di servizio l’Apt non è stata ascoltata, “ed è la prima volta che accade in venti anni di vita dell’Associazione che rappresenta un’industria la cui promozione dovrebbe essere uno degli elementi che costituiscono la ragion d’essere della concessione”.