L’Associazione Produttori Televisivi (APT) è stata audita dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, presentando le seguenti considerazioni in merito al contratto nazionale di servizio che dovrà essere stipulato tra il Ministero e la RAI per il triennio 2013-2015:

Il Contratto di Servizio tra Ministero dello Sviluppo Economico e RAI, che è in questi giorni in esame, dovrebbe rappresentare un momento di sintesi e di riflessione e di confronto tra le parti interessate sul ruolo del Servizio Pubblico Radiotelevisivo nel nostro Paese. Così è accaduto talvolta anche in passato.

È nostra opinione che esso si dovrebbe caratterizzare per un’offerta che rivesta interesse generale e che sia in grado di rappresentare l’immagine e la realtà del Paese, in Italia e oltre i confini nazionali, valorizzando la produzione culturale di fiction, documentari, cartoni animati, intrattenimento leggero e cinema. Dovrebbe inoltre riuscire a coniugare una programmazione di qualità con grandi ascolti. Non si può infatti ridurre il servizio pubblico a un mero strumento di erogazione di informazioni e cultura “elitaria”, perché questo annullerebbe il senso del concetto di pubblico: è il motto ancora valido del primo direttore della BBC: “educare, informare, intrattenere”.

Coniugare efficienza economica, pluralismo e qualità dei contenuti può sembrare un compito difficile, in un periodo di crisi degli introiti pubblicitari e di vorticosi cambiamenti tecnologici, eppure è una sfida che si può vincere, come dimostrano altri Servizi Pubblici Radiotelevisivi europei, soprattutto anche grazie a un rapporto più equilibrato con la produzione indipendente. I produttori indipendenti potrebbero giocare, come in altri Paesi, un ruolo strategico nell’erogazione di servizi adeguati a spettatori che sono, a un tempo, consumatori e cittadini, e rappresentare una parte importante del mix essenziale per la nascita di una televisione pubblica degna di tale nome. Fiumi di ricerche europee dimostrano l’utilità di un rapporto equo tra emittenti e industria.

Eppure, nell’attuale Schema di Contratto di Servizio, gli scarsi riferimenti alla produzione indipendente si limitano alla citazione degli obblighi legislativi imposti alla RAI a favore del comparto, in alcuni passi anche annacquandoli: ad esempio, ai fini del rispetto normativo che impone alla Rai di destinare i propri investimenti unicamente alla produzione, al finanziamento, al pre-acquisto e all’acquisto di opere europee realizzate da produttori indipendenti, lo Schema reca (all’art. 14, comma 6, lett. b), una definizione di investimento ingiustificatamente ampia. È evidente, infatti, che includere nelle spese sostenute per investimenti quelle in produzione interna, promozione, distribuzione, nonché altre – non meglio specificate – spese accessorie, si pone in contrasto con la ratio della normativa di riferimento, che è appunto quella di promuovere la produzione delle opere realizzate dai produttori indipendenti.

Osserviamo inoltre che l’attuale testo, invece di proiettarsi verso il futuro, rappresenta un passo indietro anche rispetto ai due Contratti di Servizio precedenti, che introducevano finalmente una parte di quelle indicazioni necessarie allo sviluppo dell’audiovisivo italiano. Nello Schema di Contratto di Servizio, ad esempio, mancano le disposizioni atte a garantire l’effettivo adempimento, da parte dell’emittente, dell’obbligo di comportarsi secondo equità nelle negoziazioni con i produttori indipendenti. Il Contratto di Servizio 2007-2009 prevedeva in proposito una disciplina assai più puntuale, disponendo non solo che la Rai si impegnasse a condurre relativamente alle opere audiovisive realizzate da produttori indipendenti negoziazioni eque e trasparenti, ma anche che tali negoziazioni dovessero essere distinte in relazione a ciascun diritto oggetto di negoziazione, a ciascuna piattaforma/modalità trasmissiva, al numero dei passaggi e che la durata massima temporale di tali negoziazioni fosse compatibile con l’accesso ai finanziamenti europei del programma Media (per dimostrare l’assurdità di una tale mancanza, basterà qui ricordare che in 5 anni solo 2 prodotti televisivi hanno ottenuto finanziamenti dal fondo).

Ma v’è di più: nello Schema di Contratto di Servizio è stato soppresso anche ogni riferimento all’obbligo per la Rai di adottare procedure di autoregolamentazione, per la disciplina dei rapporti con i produttori indipendenti, con riferimento alla limitazione temporale di utilizzo dei diritti secondari acquisiti dai fornitori di servizi di media audiovisivi. È ben vero che tale obbligo è previsto dall’art. 44, comma 5, del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, ma il fatto in sé di aver eliminato tale previsione, attualmente contenuta nel Contratto di Servizio 2010-2012, avrebbe consentito al Ministero di intervenire direttamente nei confronti dell’emittente in caso di inadempimento e di inerzia dell’AgCom.

Ciò detto, ci sembra che con le previsioni contenute nello Schema di Contratto di Servizio non si recepisca lo spirito della normativa europea, lo sviluppo di un mercato concorrenziale e pluralista.