Accordo di libero scambio UE-USA: accolta l’eccezione culturale, si va avanti

Accordo di libero scambio UE-USA: accolta l’eccezione culturale, si va avanti

4 giugno 2013: le associazioni del settore audiovisivo rivolgono un appello ad Enrico Letta, Presidente del Consiglio: consulta il testo del comunicato stampa congiunto.

Accordo di libero scambio: il nodo dell’eccezione culturale

L’idea di un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America nasce dalla comune volontà di rilanciare l’economia al di qua e al di là dell’Atlantico. Annunciato dai leader europei e statunitensi all’inizio del 2013, l’accordo potrebbe concludersi l’anno prossimo. Intanto, le istituzioni europee hanno attivato l’iter per mettere a punto il mandato con cui i propri rappresentanti affronteranno il negoziato.
Immediata è stata la presa di posizione della Francia, che ad aprile ha ufficialmente chiesto di escludere il settore audiovisivo dall’accordo e che, secondo le parole del ministro del commercio Nicole Bricq, “intende preservare la vitalità e la distribuzione della propria produzione artistica ed è impegnata a tutelare l’eccezione culturale”.
Negli stessi giorni un’analoga richiesta è stata fatta attraverso una petizione inviata alla Commissione, sottoscritta da numerosi importanti registi europei (tra gli altri, Pedro Almodovar, Mike Leigh, Aki Kaurismaki, Ken Loach, Paolo Sorrentino e Paolo Virzì), ma anche dall’americano David Lynch e dalla neozelandese Jane Campion. Sulla stessa linea, anche l’Ebu (associazione delle televisioni pubbliche europee).
Intanto, la Francia ha trovato il sostegno dell’Italia e di altri 13 stati membri: Germania, Spagna, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia. In una lettera alla Commissione Europea, questi Paesi hanno sottolineato che la rinuncia a politiche ambiziose in favore della cultura, e in particolare dell’audiovisivo, significherebbe privarsi di un’importante leva per la crescita e l’impiego.
A questo forte consenso attorno alla richiesta di escludere l’audiovisivo dall’accordo di libero scambio ha senz’altro contribuito il lavoro dell’Associazione Produttori Televisivi che, insieme ad Anica, ha lavorato in questo senso all’interno di Confindustria Cultura Italia, partecipando così alla definizione della posizione di Confindustria sulla questione: “In considerazione delle sue peculiarità e della ‘eccezione culturale’, per il quale la UE riconosce all’opera audiovisiva una valenza culturale e non meramente economica, l’industria italiana di settore ritiene che esso debba essere escluso dal perimetro negoziale dell’accordo. L’eventuale liberalizzazione del settore genererebbe, infatti, ripercussioni negative sui livelli occupazionali, sia nell’area del broadcasting – dove la Direttiva sui Servizi Media Audiovisivi impone agli operatori quote di opere europee o nazionali – sia in quella della produzione, in quanto verrebbe meno il criterio della nazionalità europea per l’accesso ai fondi riservati a produzione e coproduzione, distribuzione, programmazione in sala e promozione di opere cinematografiche ed audiovisive.”
Un primo risultato positivo di questo lavoro si è visto nel voto del Parlamento europeo dello scorso 22 maggio, che ha dato il via libera all’inizio dei colloqui negoziali (460 voti favorevoli, 105 contrari e 28 astensioni) e che, in una mozione distinta, ha chiesto di escludere dal mandato i servizi culturali e audiovisivi, inclusi quelli online, al fine di proteggere la diversità culturale e linguistica dei Paesi UE (381 voti favorevoli, 191 contrari e 17 astensioni). La “non negoziabilità dell’eccezione culturale”, per usare le parole pronunciate in aula dall’eurodeputata Silvia Costa, ha dunque ricevuto un primo decisivo riconoscimento.
Dopo questo passaggio, a metà giugno il Consiglio dei ministri UE dovrebbe autorizzare l’apertura dei negoziati e approvarne le direttive. I negoziati veri e propri potrebbero quindi iniziare a luglio per concludersi con la sigla dell’accordo entro la fine del 2014.