Lo scorso 20 gennaio è stato presentato a Milano lo studio “Italia creativa” realizzato da EY (Ernst &Young) con il supporto di tutte le principali associazioni di categoria (tra cui l’APT), guidate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalla Siae-Società italiana autori editori. La ricerca ha misurato gli 11 settori più rappresentativi delle industrie culturali: architettura, arti performative, arti visive, cinema, libri, musica, pubblicità, quotidiani e periodici, radio, televisione, home entertainment, videogame.

Secondo lo studio, l’industria della cultura e della creatività in Italia ha generato, nel 2014, un valore complessivo di 46,8 miliardi di euro, occupando quasi un milione di persone, con un deciso rallentamento dell’andamento negativo degli anni precedenti visto che si è registrato un calo solo dello 0,4%. Perché settori come il cinema, l’editoria, l’architettura, la tv, la musica, la pubblicità, le arti visive diventino realmente una leva competitiva per la Penisola, occorre però, secondo chi opera in questo mondo, fare sistema per incentivare i consumi culturali, sfruttando anche il digitale, investire sui giovani, valorizzare i nostri prodotti all’estero e tutelare il diritto d’autore.

Cultura e creatività valgono il 2,9% del prodotto interno lordo nazionale, collocandosi davanti alle telecomunicazion e subito dopo l’industria automobilistica. I primi tre settori per valore totale sono televisione e home entertainment (12,2 miliardi), arti visive (11,2 miliardi) e pubblicità (7,4 miliardi); a trainare il comparto tra il 2012 e il 2014 sono stati i videogiochi (+10,3%), le arti visive (+3,9%) e il cinema (+3,4%).

Un tema fondamentale è la necessità di valorizzare i prodotti culturali e creativi italiani a livello internazionale e di attrarre investimenti. «La domanda di audiovisivi aumenta e sono a disposizione nuove piattaforme: c’è l’opportunità di pensare la tv e il cinema non solo per il mercato domestico ma anche internazionale», osserva Andrea Zappia, Amministratore Delegato di Sky Italia. «Gli investimenti però vanno dove c’è un ritorno, quindi l’industria creativa deve diventare attraente: combattere la pirateria è la prima cosa, ma deve anche esserci una buona regolamentazione che tuteli la libertà di investimento; poi sono i manager a dover trovare modelli di business in grado di incentivare il talento».

L’industria della cultura e della creatività è insomma «l’unica carta che abbiamo nella competitività globale», afferma Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. «È nostro preciso dovere adoperarci per favorire al massimo ogni espressione di questo settore, garantendo le corrette condizioni di mercato, contrastando la pirateria e la contraffazione e riconoscendo il giusto compenso a chi vi opera con il proprio talento».

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Fonte: ItaliaOggi del 21/01/2016