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Ue, restano i limiti per l’audiovisivo

L’industria del cinema e dell’audiovisivo tira un sospiro di sollievo dopo il sì al Parlamento Ue all’inizio dei negoziati con i governi Ue sul cosiddetto dossier «SatCab». Il timore era la possibilità che le emittenti licenziatarie di diritti tv e video pagassero per lo sfruttamento dei diritti in un solo Stato, ma con la possibilità di offrire la visione dell’opera online anche in tutti gli altri Paesi della Ue; si è scelto di circoscrivere questa possibilità solo a programmi di attualità e notizie. «Il Parlamento europeo ha confermato il principio di esclusività territoriale afferma in una nota l’eurodeputato Pd...

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Open Letter to Estonian Presidency from European Film Producers & Distributors

Your Excellency Ms Kaja Tael, This week, the European Parliament will vote in Plenary session on the so called “cable and satellite” regulation. You will also preside over potentially determining discussions on the text during the COREPER meeting on Friday. We, European producers and distributors, are deeply concerned that the European Union risks rationalising a large piece of Europe’s priceless culture into oblivion by treating films and TV programmes like ordinary manufactured products sold on the EU’s single market. European films and series are costly and time-consuming to make. They sustain hundreds of thousands of jobs in acting, production, distribution, filming, costumes, stage design, marketing and other services, and carry many other sunken costs. The financing and distribution of films and TV content in Europe relies on the exclusive licensing of rights by territory and producers fund their productions by selling those rights in different European countries at prices that reflect the local market and local demand. This could all be blown apart by an EU regulation inspired by the misguided belief that films, documentaries, historical dramas or Nordic Noir crime series – or even major league football matches – can be traded as though they were cars or insurance policies. The EU wants to bring its rules governing cable and satellite transmission into the modern age. So far, so good. But the European Commission proposal is taking it...

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Le serie contendono ai film affari e prestigio

Solo qualche mese fa, si gridava allo scandalo. Al Festival di Cannes, per la prima volta arrivavano due film prodotti da Netflix: Okja di Bong Joon Ho e The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach. Il presidente della giuria, Pedro Almodóvar, dichiarava che la Palma d’Oro non dovrebbe essere mai consegnata a un film non visto sul grande schermo, ma solo via streaming. Dopo le polemiche, l’organizzazione del Festival ha annunciato che dall’anno prossimo i film della selezione ufficiale dovranno uscire in sala almeno in Francia. «Non si può fermare il tempo – sostiene Tilda Swinton, protagonista di Okja – e poi il cinema è una magnifica signora di oltre cent’anni ancora molto viva e vivace: non l’ha uccisa la tv, non l’hanno uccisa i dvd. Sopravviverà anche allo streaming ». Il premio Oscar Tilda Swinton è stata solo una delle star che negli ultimi mesi hanno impreziosito le produzioni di Netflix. In settembre, Jane Fonda e Robert Redford sono volati alla Mostra del cinema di Venezia per ritirare il Leone d’oro alla carriera, ma anche per presentare Le nostre anime di notte, sempre prodotto a Los Gatos e già al Lido tutto era sembrato più normale. Netflix ha prodotto The War Machine con Brad Pitt e To the bone con Lily Collins. Con il documentario The White Helmets ha vinto un premio Oscar. In un mondo in cui le...

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