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Le Associazioni incontrano il Ministro Franceschini. I benefici dei decreti attuativi e i rischi dello split payment.

Si è svolto lo scorso 27 novembre l’incontro dal tema “I decreti attuativi della nuova legge cinema”. In questa occasione sono intervenuti i Presidenti di tutte le Associazione cinematografiche e audiovisive, mostrando il loro riconoscimento al Ministro per i lavori e i risultati ottenuti con l’approvazione nuova legge e delle modifiche accolte dal Governo. “Il governo ha rimesso al centro del sistema, l’intero sistema dell’audiovisivo grazie a modifiche che in buona parte hanno risposto alle esigenze del settore. – ha dichiarato Giancarlo Leone, Presidente APT – Al Ministro Franceschini dobbiamo anche l’importante legge sul tax credit, che consente un decisivo rilancio del cinema e dell’audiovisivo. Tuttavia, nel maggio di quest’anno, è stato introdotto il meccanismo dello split payment, che prevede da parte di grandi aziende il pagamento dell’Iva direttamente all’erario senza passare attraverso il produttore. Dato che la legge sul tax credit vive proprio in gran parte sul credito d’imposta, una buona parte del tax credit non sarà così più erogabile e non produrrà pertanto i benefici attuali. Mi sono pertanto appellato al Mibact e al Mef auspicandomi un intervento urgente nell’ambito della manovra economica che sarà approvata nelle prossime settimane. Il rischio è che questo provvedimento non produrrà negli prossimi anni i benifici attesi, vanificando le opportunità che la stessa legge approvata ha aperto al sistema...

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Apt lancia l’allarme ‘split payment’.

All’indomani dell’approvazione dei decreti attuativi della nuova legge sul cinema, che fissano le nuove quote di diffusione e investimento per i broadcaster, i produttori televisivi lanciano l’allarme ‘split payment’, che rischia di vanificare gran parte dell’effetto benefico del tax credit, come spiega il presidente di Apt, Giancarlo Leone. “Il ministro Franceschini – afferma Leone – è riuscito con la nuova normativa sulle quote obbligatorie dei broadcaster a riportare al centro dell’attenzione e dell’impulso del sistema l’intero comparto dell’audiovisivo e di questo occorre dargli il merito. Probabilmente, in sede di alcuni decreti attuativi ,sarà possibile allineare  maggiormente le necessarie esigenze della serialità televisiva e dei documentari i cui ambiti di applicazione potranno trovare maggiore riconoscimento”, aggiunge Leone evidenziando che la legge ha un impianto più centrato sul cinema che sul resto dell’audiovisivo. “Ciò nonostante – sottolinea Leone – l’intera lungimirante strategia  del governo sull’audiovisivo, dal tax credit fino alla riforma del Tusmar, potrebbe essere parzialmente vanificata qualora non si ponga rimedio al meccanismo dello split payment che sostanzialmente impedisce ai produttori di poter accedere ai benefici di legge previsti. Poiché il meccanismo si applica a Rai ed alle società quotate in borsa, l’utilizzo del tax credit sarà in gran parte vanificato. Per questo motivo, Apt ha chiesto formalmente un intervento urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Mibact e al Mef nell’ambito della manovra economica che sarà approvatanelle prossime settimane”,...

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Via libera definitivo dal Cdm ai decreti sul cinema italiano

Più film italiani in prima serata, più investimenti da parte delle tv, maggiori tutele per i lavoratori, stop alla censura, ma anche un nuovo sistema di classificazione dei film, che potranno essere “non adatti ai minori di sei anni”. Questi gli elementi inseriti nei decreti sul cinema italiano approvati il 22 novembre in via definitiva dal Consiglio dei ministri. “Provvedimenti concreti che servono a aiutare, tutelare e valorizzare il cinema, la fiction e la creatività italiana”, li ha definiti Dario Franceschini, ministro dei beni culturali. Queste, in sintesi, le nuove norme: La promozione delle opere europee e italiane – Avversato dai broadcaster, applaudito da molte firme del cinema, dalle associazioni degli autori, dai produttori indipendenti, il primo decreto prevede una gradualità, scandita in quattro anni, per l’entrata a regime delle nuove quote minime per la promozione di opere europee e italiane. È prevista una moratoria nel 2018 per consentire il progressivo adeguamento alla nuova disciplina. Sarà l’Agcom a verificare il rispetto degli obblighi e a comminare le sanzioni, da 100 mila a 5 milioni di euro ovvero fino all’1% del fatturato, quando il valore di tale percentuale è superiore all’1% del fatturato (le multe attuali vanno da 10.326 euro a 258.228 euro). Il testo introduce obblighi più rigorosi di programmazione e investimento anche per i colossi dell’on demand come Netflix o Amazon, da adempiere entro il 1 gennaio 2019....

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APT avvia la ripartizione del compenso di copia privata per gli anni 2012-2013-2014 e 2015

L’APT , quale ente maggiormente rappresentativo delle imprese attive nella produzione audiovisiva nazionale, individuata dalla Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) – con accordo del 2 novembre 1998, successivamente novato in data 21 luglio 2016 – quale soggetto titolato a provvedere alla ripartizione della quota del compenso per la riproduzione privata di videogrammi ai sensi degli articoli 71-sexties e seguenti della legge 22 aprile 1941, n. 633 (il c.d. compenso per copia privata video) comunica di avere avviato la ripartizione dei compensi per copia privata, versati da SIAE e di competenza degli anni 2012, 2013, 2014 e 2015. La ripartizione dei compensi avverrà in applicazione dei parametri riportati nel “Collegato Tecnico” di cui all’allegato A del “Regolamento di ripartizione dei diritti di copia privata video”, approvato dall’Assemblea dell’APT con delibera del 3 ottobre 2017, consultabile su questo sito. Per l’elenco delle opere audiovisive ammesse al compenso di copia privata e individuate sulla base dei predetti parametri si può confrontare il documento pubblicato nella sezione del sito “Cosa facciamo – Copia Privata – Compensi 2012-2015”. Gli aventi diritti al compenso per copia privata ovvero i produttori originari delle opere audiovisive indicate nell’elenco suddetto – e i loro eventuali aventi causa – nonché le organizzazioni di gestione dei diritti o i mandatari ai quali gli aventi diritto abbiano conferito apposito mandato, devono presentare specifica istanza all’APT alfine di ricevere la...

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Hastings Netflix VS Iger Disney

Non deve essere un momento semplice per Reed Hastings, né per il mondo dorato delle produzioni hollywoodiane in generale. Ma per Hastings, nello specifico, i recenti scandali sessuali che hanno coinvolto il gotha del cinema, hanno portato a una decisione drastica quanto giustificata: la chiusura anticipata della serie House of Cards, la punta di diamante di quell’universo di altissima qualità che sono le produzioni firmate Netflix e che di fatto hanno portato la piattaforma di streaming creata da Hastings nel 1997 sugli schermi «smart» di milioni di utenti nel mondo. Il motivo, ormai noto, alcune rivelazioni che hanno colpito il protagonista delle seria, Kevin Spacey. Se le conseguenze non sono ancora ipotizzabili, la contro mossa però ha già un nome e un volto. Quello di Shonda Rhimes, genio assoluto della produzione seriale, strappata a suon di miliardi (la cifra ufficiale non è mai stata comunicata) alla rete Abc di proprietà proprio della Disney. A lei si deve la creazione di serie come «Grey’s Anatomy» o «Le regole del delitto perfetto», prodotti che hanno fatto entrare nelle casse del gruppo circa due miliardi di dollari. Che i contenuti siano al centro della strategia di Netflix non è cosa nuova: negli ultimi due anni i titoli a disposizione sono aumentati del 207% e le previsioni per quest’anno sono di investire 6 miliardi (contro i 5 dello scorso anno) per nuove produzioni...

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